• Settembre 13, 2021
  • Truccone Davide
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Cos’è il Core Web Vitals?

Conosciuto come il nuovo fattore di ranking di Google, Web Vitals è un’iniziativa creata da Google per rendere più facile ai proprietari dei siti comprendere le problematiche del proprio sito web e soprattutto carpire immediatamente le problematiche che rendono l’esperienza utente del proprio sito non ottimale.
Come visto nell’articolo sul
rapporto esperienza pagine web Google ha da sempre fornito strumenti – come Page Speed Insight – che facessero notare le problematiche correlate all’esperienza utente – in campo di velocità di caricamento – del proprio sito web.

Però questi tools erano esterni alla Search Console di Google e molto spesso non erano così intuitivi per i non addetti ai lavori.
Ecco perché Google ha deciso di renderne più semplice la fruizione grazie all’iniziativa Web Vitals, che punta a mettere il riflettore sulle metriche essenziali e a lasciare in secondo piano quelle “meno rilevanti”.
Dunque quali sono queste metriche “più importanti” da tenere sott’occhio? Vediamole insieme!

I 3 fattori dei segnali web essenziali

Siamo ufficialmente a maggio 2021, il mese in cui Google avrebbe reso effettivo il suo aggiornamento “Google Page Experience update” e avrebbe unito al suo assetto SEO, degli indicatori e delle metriche detti Core Web Vitals.

A cosa punta con questo aggiornamento Google?

Punta a migliorare la user experience – o esperienza utente o ancora UX – sui siti web e punta s migliorare il posizionamento su Google – tutti i siti che rispettino queste metriche.
Queste metriche non sono nuove, poiché l’influenza della velocità di caricamento nella permanenza degli utenti sul sito web era fonte di studio già negli anni passati, ma non fa che cementificare la volontà di Google di rendere la navigazione sempre più ottimale e “piacevole”, puntando non più sui meri contenuti ma anche sull’esperienza che l’utente prova navigando sui siti consigliati da Google.
Ma vediamo insieme i 3 principali fattori dei Core Web Vitals:

Largest Contentful Paint (LCP)

LCP è l’acronimo di Largest Contentful Paint e misura le prestazioni di caricamento.
In parole povere misura il tempo di caricamento dell’elemento più “grande” presente sul sito web.
Come sappiamo l’utente medio non aspetta oltre i 4-5 secondi di caricamento, perciò questa metrica diventa fondamentale per una buona esperienza utente.
Secondo Google il LCP ideale dovrebbe rimanere nella soglia di 2,5 secondi dall’inizio del caricamento della pagina.

Quindi se il vostro sito non carica “il grosso” entro i 2,5 secondi, sappiate che a livello Seo – con il nuovo aggiornamento – verrete penalizzati!

First Input Delay (FID)

Il secondo fattore si chiama FID. Con First Input Delay si intende il tempo che il sito impiega a reagire dal momento in cui l’utente clicca su un link, collegamento, pulsante etc…e il momento effettivo in cui tale interazione avviene (ad esempio si apre la pagina del link).
Entro i 100 millisecondi – abbreviato in ms – il sito rientra perfettamente negli standard Google.
Oltre, sarà il caso di rivalutare la UX del proprio sito web.

Cumulative Layout Shift (CLS)

L’ultimo dei tre fatti è il CLS, ovvero Cumulative Layout Shift.
Per spiegare questa metrica urge un esempio:
C’è sempre quel sito che siamo soliti aprire perché magari riporta una notizia per noi cruciale ma quando lo apriamo non riusciamo a tenere il punto di lettura perché la schermata cambia.
Magari premiamo su un pulsante ma la schermata trasla sotto il nostro dito e finiamo per toccare un link o una pubblicità.
Tutti abbiamo provato un sito simile e tutti sappiamo quanto sia fastidioso, soprattutto se si ha fretta.

Ecco perché fra i tre fattori importanti per Google compare il CLS che misura la somma totale di tutti i punteggi dei singoli movimenti di layout per ogni spostamento imprevisto.
Viene quasi da dire “era ora”. Perché per chiunque voglia posizionarsi e mantenere un alto punteggio SEO, dovrà vedersi bene da utilizzare tali trucchetti per fare qualche soldo con le pubblicità per click.
Non sempre ciò è dovuto ad un comportamento “poco pulito”, molte volte si tratta di caricamenti asincroni o elementi di codice aggiunti a livello sopra altri elementi.
In ogni caso, se vorrete rientrare nelle metriche del nuovo aggiornamento Google, il CLS non dovrà superare il valore di 0,1.

Strumenti per valutare i core web vitals

Siccome l’aggiornamento di Google è oramai alquanto definitivo, urge misurare questi fattori fondamentali e capire se il nostro sito risulta idoneo o meno.
Ma dove possiamo trovare gli strumenti per valutare i core web vitals?
Prima di tutto su Search Console, all’interno del rapporto
esperienze utenze.
Google, infatti, è il primo a mettere a disposizione degli strumenti per poter valutare il punteggio del nostro sito rispetto a queste metriche.
Ma non è il solo!

Un altro metodo consiste nell’usare la libreria di Javascript e misurare i Core Web Vitals tramite API web standard.
Cliccando
qui (https://web.dev/vitals/#measure-core-web-vitals-in-javascript) troverete anche la parte di codice necessaria per fare i vari test.
Cerchi ancora un altro strumento di analisi?
Esistono tools come Lighthouse e Chrome DevTools che possono misurare i Core Web Vitals.

Entrambi leggono sia LCP e CLS ma non sono in grado di misurare il FID, il quale viene sostituito con il TBT ovvero il total blocking time.
Il TBT serve a misurare il tempo totale in cui una pagina viene bloccata dalla risposta all’input dell’utente.
Questi possono essere tap sullo schermo, pressioni sulla tastiera, clic sul mouse etc…

Si dice che Chrome DevTools e Lighthouse siano strumenti di analisi di “laboratorio”, questo perché caricano le pagine in un ambiente simulato che non ha un utente che possa interagire al suo interno.
Proprio come gli esami di laboratorio a livello scientifico sono importanti ma non sufficienti, occorrerà fare poi test sul campo.
In definitiva, questo nuovo aggiornamento di casa Google ha dato una bella scossa a tutti quei siti che puntavano tutto su grafiche ultra moderne – ma pesanti – o su contenuti ben scritti – ma ignorando l’importanza di breadcumb pulite.


Voi eravate già a conoscenza di questo aggiornamento che è stato attivato nei primi giorni di maggio?

Ricordiamo, come più volte ribadito all’intero di questo articolo, che I Core web Vitals rientrano nei fattori di Ranking di Google, per questo motivo è fondamentale rivolgersi ad un consulente SEO esperto per ottimizzarli al fine di migliorare il posizionamento su Google del sito web.

 

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